Enrico Caine Art Web Site

Enrico Caine nasce a Venezia il 4 aprile 1959. Laureato nel 1984 in giurisprudenza a Bologna, nel 1990 abbandona la professione legale, ritenuta non adatta alla propria indole. Nei suoi lavori artistici, temi legati alla difesa dell’ambiente, della natura, o di denuncia sociale, risultano essere i più ricorrenti. Convinto del ruolo iconoclasta dell'arte, si misura con vari mezzi espressivi, attraversando oltre al video, fotografia, pittura, assemblaggi e installazioni. Vive e lavora a Venezia ove ha esposto in varie gallerie e sedi.

Enrico Caine was Born in Venice on April 4th 1959. After graduating in law in Bologna in 1984 and after a few years as a lawyer, he decided that the legal profession was not right for his nature. The most frequently  recurring themes in his works are linked with nature and environment protection actions or  with a denunciation of the evils of the society. He is convinced that art has an iconoclastic role to play and so he has also used expressive means different from videos, such as photography, painting, assemblage and installations. He lives and works in Venice where he has exhibited his works in many galleries and locations.

 

" Il mondo non è vegetariano perché non è mai entrato in un macello. Se gli occhi potessero appuntarsi su ciò che avviene in quei luoghi e le orecchie potessero  sentire i suoni, allora si rifletterebbe di più su ciò che mangiando, si fa proprio".

Credo

Credo in un'arte che contribuisca a condurre la civiltà industrializzata, ricca e consumistica cui appartengo, a riconsiderare l'importanza di valori persi di vista, a riflettere sui suoi attuali stili di vita, e sulle conseguenze che da essi derivano. Credo quindi in una funzione politica e sociale dell'arte, quale strumento per mettere in risalto temi legati al significato del nostro ruolo sulla Terra. Ho una visione tendenzialmente razionalista della vita e considero la bio-diversità su questo pianeta, il frutto di una stupefacente espressione del Caso. Nondimeno, intravedo in tale manifestarsi una spiritualità di cui si nutre il mio cuore ma al quale la mia mente non sa dar senso compiuto. Lo stato delle cose sembra dar ragione a chi considera l'esistenza di questo mondo e in questo mondo, un evento senza alcun significato o scopo; un folle agitarsi fine a sé stesso, un luogo di lotta e perenne sopraffazione, nato per un caso quasi certamente irripetibile e destinato a scomparire senza lasciare traccia. Eppure, sia tale esistenza un caduco e transitorio divenire tra il nulla e il nulla o un visionario comparire e scomparire degli eterni essenti, appare evidente che per la gran parte di noi sembri che tale esperienza valga la pena di essere vissuta, e che ad essa vada attribuito necessariamente un senso. Per quanto mi riguarda, non avendo trovato rifugio nella religiosità o nel misticismo, parte del senso del mio esistere mi spinge a dare sfogo ad un sentimento di compassione verso una particolare forma di sofferenza, quella animale. Degli animali non umani, ed in particolare quelli che offrono quotidiana evidenza di provare gioia e dolore, ammiro la potenza vitale, il loro vibrare sincronico con l'Universo, la loro purezza e dignità. La loro commovente incoscienza. E' opinione diffusa in molte culture, che un'eccessiva sensibilità verso gli animali sia mal riposta e spesso indice di pericolosa asocialità: l'antropocentrismo imperante, alimentato dagli indottrinamenti religiosi ha piani talmente ambiziosi per la salvezza dell'anima umana (“unica ed eterna”) da aver reso ormai incapace la nostra specie, in questa esperienza terrena, di riconoscere i suoi fratelli, di amare la sua terra, di riscoprire e ascoltare il respiro della natura. A mio modo di vedere, il sorgere della Coscienza umana ed il grado di sviluppo evolutivo raggiunto, concede agli uomini di oggi (ed in particolare a quelli nelle cui mani sono i legittimi strumenti di potere) un'opportunità senza precedenti, ossia quella di recuperare il ruolo di difensori e custodi della sconcertante, casuale, collettiva esperienza dell'esistere; riconoscendo e cercando di attribuire al maggior numero possibile di essenti, e ai loro luoghi, quel diritto. In tale missione riposa probabilmente, l'unico vero senso compiuto del nostro fortuito comparire e delle nostre apparentemente straordinarie capacità.

E.C.

 

Human / Nature

L’individuo-soggetto che emerge nel mondo, per pochi istanti, sul terzo pianeta di un astro periferico, è tutto e niente. Tutto perché è un Tutto, una galassia di inter-retroazioni atomiche e molecolari, un cumulo di sotto-insiemi, e perché ogni particella della sua esistenza è il frutto di una poderosa mobilitazione auto-(geno-feno)-eco-ri-organizzatrice. Niente perché non è altro che un punto infinitesimale e fugace nello spazio della biosfera e nel tempo dell’evoluzione biologica. Tutto perché è unico e irriducibile. Niente perché è un campione, un esemplare, una copia riproducibile all’infinito miliardi di volte. Tutto perché è la totalità concreta della vita, il suo compimento ontologico, il pieno sviluppo della sua complessità. Niente perché è solo un attimo particellare, un’effimera traccia fra nulla e svanimento. Tutto perché è il fulcro necessario ad ogni azione, interazione, produzione e riproduzione nella poli-organizzazione vivente. Niente perché è soltanto un corpuscolo agitato e disordinato tra miriadi di altri corpuscoli. Tutto perché è la sede e il fine dell’auto-organizzazione. Niente perché l’auto-organizzazione continua, si perpetua, si sviluppa mentre gli individui deperiscono e muoiono. Tutto perché nella sua emergenza è portatore di tutte le qualità che, raccolte in un fascio, si chiamano vita. Niente perché è il punto di caduta e di disintegrazione di queste qualità. Tutto perché il divenire, l’evoluzione, lo sviluppo della vita dipendono sempre dall’apporto di un individuo mutante. Niente perché costituisce un evento aleatorio, fortuito, compiutosi per caso e per miracolo in mezzo a un’ecatombe di germi, spermatozoi, uova. Tutto perché è ciò che possiede identità e personalità. Niente perché è il prodotto di un processo impersonale e anonimo, che lo precede e si compie fuori di lui. Tutto perché è l’unico ad avere esistenza. Niente perché la morte è inscritta nella sua nascita. Tutto perché ogni individuo-soggetto è per lui Centro-del-Mondo e Valore assoluto. Ma niente in questo universo dove è eccentrico, minuscolo, infinitesimale, effimero…

Come è ridicolo l’ego-centrismo che ci fa credere di essere il centro del mondo. Quanta follia nell’auto-trascendenza che ci pone al di sopra degli altri esseri. Quanta commedia in questa esistenza, in cui ognuno recita la sua parte ed è recitato da essa, tra imbrogli e fraintendimenti.

L’uomo acquista coscienza e rifiuta di avere coscienza della tragedia, della commedia, della follia, della derisione che costituiscono il suo destino come quello di ogni essere vivente, compresi i batteri che a migliaia brulicano nel suo intestino…

Tutto-Niente. Occorre considerare la tragedia, l’aporia; lo pseudo-razionalismo rifiuta di farlo mentre l’oggettivismo, per parte sua, ne è incapace, quell’ oggettivismo che, vedendo soltanto un oggetto dove c’è un essere soggetto, impedisce e svalorizza ogni ricerca di intelligibilità. L’Intelligibile e il Tragico non si escludono e non si completano: si danno reciprocamente lavoro.

Infine, se l’individuo-soggetto è tutto e niente, ciò che viene ad essere messo in causa è non soltanto la realtà della sua realtà ma anche la realtà della nostra nozione di realtà. Questo ci fa pensare che viviamo su un principio di realtà molto poco realista.

 (Tratto da: Edgar Morin, La vita della vita, Feltrinelli, 1987)

Video-Fotografia

1992 – Stanze Mistiche, art-video realizzato per la mostra Stanze Mistiche (Associazione Culturale “Ai Miracoli”, Venezia)

1993 – Entraxis Acqua, Entraxis Fuoco, art-videos realizzati per la mostra Entraxis (Fornace Guarnieri, Murano/Chiostro San Nicolò, Lido di Venezia)

1996 – Ultimo Piano, art-video realizzato in occasione della mostra Il Giardino degli Dei (“Art Gallery Bugno”, Venezia)

1997 – Ultimo Piano 2, art-video realizzato in occasione di una mostra patrocinata dalla Biennale di Venezia (Teatro Fondamente Nuove, Venezia)

1998 – Fumus art video realizzato per la mostra video-fotografica personale Fumus ("Art Gallery Bugno” Venezia)

2003 - Smoke Colors, manipolazione e re-mastering su DVD di Fumus

2003 - Fireglass, manipolazione e re-mastering su DVD di Entraxis Fuoco

2004 - 101 Stills, mostra video-fotografica di 101 stills video stampati su carta fotografica ("Altrove Bar 360°", Venezia)

2007 - Human/Nature, mostra personale video-fotografica di 12 stills su pannelli di cm. 150x100 ("Le Biciclette", Milano)

2007 - Human/Nature (a pezzi), mostra personale video-fotografica ("Imagina Cafè", Venezia)

Video-Photography

1992 – Stanze Mistiche, art-video realized for the exhibition Stanze Mistiche (Associazione Culturale “Ai Miracoli” Venezia)

1993 – Entraxis Acqua, Entraxis Fuoco, art-videos realized for the exhibition Entraxis (Fornace Guarnieri, Murano/Chiostro San Nicolò, Lido di Venezia)

1996 – Ultimo Piano, art-video realized for the exhibition Il Giardino degli Dei (“Art Gallery Bugno”, Venezia)

1997 – Ultimo Piano 2, art-video realized for an exhibition sponsored by the Biennale di Venezia (Teatro Fondamente Nuove, Venezia)

1998 – Fumus art video realized for personal photographic exhibition Fumus ("Art Gallery Bugno” Venezia)

2003 - Smoke Colors,  re-mastering on DVD of the videoclip Fumus

2003 - Fireglass, re-mastering on DVD of the videoclip Entraxis Fuoco

2004 - 101 Stills, video-photographic exhibition of 101 stills from videos ("Altrove Bar 360°", Venezia)

2007 - Human/Nature, video-photographic personal exhibition of 12 large format pictures from videoclips ("Le Biciclette", Milano)

2007- Human/Nature (a pezzi), video-photographic personal exhibition ("Imagina Cafè", Venice)

 

Testo critico a cura di Cinzia Boscolo

“Il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me”. Parliamo di Kant? No, di Enrico Caine. Cielo stellato e legge morale sono infatti gli estremi entro i quali si sviluppa l’opera dell’artista veneziano. Se davanti al “cielo stellato”, inteso come sinonimo di natura tutta, l’uomo – secondo Kant – prova un sentimento di dispiacere per la constatazione dei propri limiti, nell’opera di Caine il dispiacere è nell’osservare l’attuale stato della natura. Come in Kant, anche per Caine la natura assume un ruolo di ispiratrice di sentimenti che spingono all’azione morale. E la moralità, oggi, non può che assumere la valenza di denuncia, di una denuncia sociale, contro l’implacabile sfruttamento delle risorse naturali e umane insieme. No al pericolo nucleare, no alle sperimentazioni estreme, no alle manipolazioni, di qualsiasi tipo esse siano. La dicotomia natura-moralità si trasforma in un unicum, diventa un elemento unitario che travalica la simbiosi. Anche nella rappresentazione della più cruda e fredda realtà del paesaggio contemporaneo fatto di tubi, di copertoni, di discariche, di cani prigionieri, di centri di rottamazione, emerge sempre “un cielo stellato”. Benché l’intenzione fosse probabilmente quella di suscitare un senso di disagio nel cuore e negli occhi del pubblico, un’ineffabile dolcezza accomuna le varie immagini, una dolcezza trasmessa, forse involontariamente, dal saper cogliere, o scoprire, il lato “morbido” delle forme dei vari soggetti rappresentati. Se le volute di Smoke Colors non possono che essere delle naturali forme morbide che rimandano a steatopighe sinuosità muliebri, ben più difficile è rendere morbidi e dolci dei semplici tubi di ferro. Caine ci riesce perché li propone in sezione e crea così una delicata geometria simile a un alverare a celle tonde. Ma se i tubi rievocano l’idea di alveare, l’alveare in sé rimanda al concetto di lavoro frenetico; e non può forse questo essere interpretato come una denuncia contro lo sfruttamento? Non può essere la “legge morale” che permea profondamente l’opera di Caine? Probabilmente sì se, come afferma Karl Kraus, “l’artista è soltanto chi sa fare della soluzione un enigma”.

English version (extract): "...Caine’s works reveal his sorrow in observing the present plight of nature. Sadness which little by little gives in to despair when he realises that in the 20th and 21st century the term nature stands for intense and almost global environment pollution. For the artist, nature inspires a reaction of feelings which call for moral action. And indeed morality, today, can’t but play a role of   denunciation of the society  so as  to urge us to gather our strength against the relentless exploitation of natural and human resources...”

Testo critico a cura di Victor Arellano Rey

"Accanto alle stampe digitali vi è una vasta produzione di video, ma pure di installazioni e acrilici. Con questi Enrico Caine si è iniziato all’arte. Ciò nonostante la sua ansia di ricerca, calata nel contemporaneo, che dal contemporaneo non si lascia soggiogare, lo spinge ad attraversare i territori più sperimentali, quelli che apertamente e semplicemente ma in modo ineludibile, avanzano domande e questioni più spirituali che formali. Tuttavia la complessa purezza dell’opera di Caine testimonia come questi due aspetti abbiano fra loro quell’intimo legame che la cultura occidentale non sempre è disposta a riconoscere. Il senso del vuoto è l’elemento che domina la sorta di frammento d’universo subacqueo che è il lavoro di Enrico Caine. Con amplissima varietà di mezzi espressivi, la scelta poetica dell’artista si è fatta in questi anni un tutt’uno inscindibile con la “conditio sine qua non”  della fotografia. L’estetica dell’attimo fuggente o sospeso è qui proposta in tutta la sua seducente potenzialità. Fattori quali la transitorietà – intrinseca all’atto creativo – sono esemplificati dalle rappresentazioni di curve e volumi che seguono un andamento parabolico, destinato alla dissoluzione. Come spesso accade nelle opere più avanguardiste, il cogliere la estenuata ineffabilità impressa in stampe digitali, non è un processo immediato."

English version (extract): “...Caine’s quest is imbued with, but not dominated by, all that is contemporary, and  leads him to trespass into that experimental ground that  raises direct issues, of a more spiritual rather than formal nature, that cannot be discarded easily. Over the years the artist poetic vein, which is supported by a very rich palette of expressive means, has become more and more interwoven  with the very prerequisites of photography...”

Smoke Colors / Fireglass

di Enrico Caine

Smoke colors e Fireglass sono art video. Rappresentazioni alternative, personali, di realtà quotidianamente vissute ma altrimenti percepite. Similmente a quanto accade scoprendo le sorprendenti diversità offerte ai nostri occhi da mondi – animali, vegetali o minerali -, infinitamente piccoli ma svelati da strumenti in grado di amplificarli, l’occhio elettronico della videocamera scruta tra le pieghe dei soggetti, dell’esistente, aggirandone l’approccio convenzionale, quasi de-costruendone gli elementi costitutivi, trasformando l’esperienza ordinaria dei fenomeni, banalizzata da abitudine passiva e acritica, in percezione “altra”, nuova e rivelante, capace di mostrare strutture più complesse, architetture fantastiche, dinamiche inaspettate. Anche primari elementi quali l’acqua, il fuoco e persino l’aria, presenza smascherata dalla densità riconoscibile del fumo – quel fumus, indizio o sospetto di esistenza solo intuita -, si mostrano in forme insolite, segrete, intime. Forme rese manifeste dalla complicità del Tempo, compiaciuto, forse, dall’esser stato spinto a mutare velocità, a rallentare, sino a fermarsi nello still video. Istanti, tra gli infiniti a disposizione trovati nel cuore delle cose, rubati allo scorrere del nastro magnetico, del Tempo e della vita, che come il nastro, propone una singola ipotesi di esistenza, tra le infinite possibili. Tecnica per conoscere meglio la Natura, e una Natura che sembra esibire la sua Tecnica intrecciando inaspettati e complici sodalizi, che illudono i nostri sensi di comprenderne l’apparente essenza.

Human / Nature

di Enrico Caine

Human / Nature è un' occasione di incontro. Tentativo di indurre una riflessione sulla condizione di noi umani, sulle nostre abitudini, sul senso della nostra esistenza, sull'attuale significato del ruolo che ci spetta o che ci siamo attribuiti su questo pianeta, e sulle responsabilità per quanto sta contribuendo alla sua trasformazione. Responsabilità che gravano principalmente sui detentori delle risorse economiche e su coloro che le sfruttano, pertanto anche su di noi. Motivi di preoccupazione non mancano. Arsenali nucleari, fughe radioattive e accumulo di scorie, sperimentazioni chimico-biologiche, manipolazioni genetiche, iperproduzione industriale, inquinamento ambientale, disboscamento, cementificazione, spreco idrico, diffusioni virali, malnutrizione, sfruttamento minorile, sterminio animale, fanatismi religiosi, terrorismo; sono solo alcuni dei mali di questo mondo. Intervenire sullo stato delle cose è d'obbligo, a cominciare dagli atteggiamenti dei singoli. "Se tu vuoi cambiare il mondo inizia col cambiare te stesso" dice la saggezza yoga. Alienanti campagne pubblicitarie, cattiva stampa e televisione, mode deliranti, istinto gregario, indolenza e ignoranza contribuiscono ad intaccare il nostro senso critico. Ricerca esasperata di ricchezza, successo, potere, alimentano ambizione, competizione, egoismo, conflittualità. L'accumulo e ostentazione di oggetti quale indice di status soppianta la cura dell' essere quale espressione dello spirito. L'uomo civilizzato vive di corsa, bombardato da informazioni su come produrre e consumare, ma non è più in grado di ascoltare sé stesso, né la natura. Una natura sempre più spesso inafferrabile, lontana, distorta, ostile. Proiettati ad inseguire l'effimero violentiamo il nostro sonno, la nostra alimentazione, la nostra sessualità, il nostro equilibrio. Maltrattando il nostro corpo negandone le naturali necessità, avviliamo la nostra mente ad esso indissolubilmente legata. Quintali di pillole per alleviare insonnie, ridurre calorie, ritrovare l'eros, contrastare il panico, non bastano a placare l'ansia da inadeguatezza: al ruolo, all'immagine, alle infinite aspettative da soddisfare, pena una crescente infelicità. L' homo consumptor appare ammalato, e bisognoso di cure. Ripensare la gerarchia dei valori, riconsiderare il rapporto con i nostri simili, con la natura e il vivente, superare lo stato di limitazione, offuscamento e dipendenza, recuperare una perduta armonia, potrebbe essere terapeutico. Contribuirebbe a riscoprire il senso originale dell' essere, la gioiosa sensazione di esistere, che è collegata al fatto stesso di stare al mondo: potrebbe aiutare a cambiare noi stessi. E quindi, anche il mondo.

Enrico Caine , S. Marco 2760 Venezia. Cell.  ( + 3 9 )  3 4 7  7 6 9 7 9 8 8

          enrico@caine.it